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domenica 13 agosto 2017

LETTERA DI ALBERTO MANZI AI SUOI ALUNNI (1976)


Cari ragazzi di quinta, abbiamo camminato insieme per cinque anni.
Per cinque anni abbiamo cercato, insieme, di godere la vita; e per goderla abbiamo cercato di conoscerla, di scoprirne alcuni segreti. Abbiamo cercato di capire questo nostro magnifico e stranissimo mondo non solo vedendone i lati migliori, ma infilando le dita nelle sue piaghe, infilandole fino in fondo perché volevamo capire se era possibile fare qualcosa, insieme, per sanare le piaghe e rendere il mondo migliore. Abbiamo cercato di vivere insieme nel modo più felice possibile. E' vero che non sempre è stato così, ma ci abbiamo messo tutta la nostra buona volontà. E in fondo in fondo siamo stati felici. Abbiamo vissuto insieme cinque anni sereni (anche quando borbottavamo) e per cinque anni ci siamo sentiti “sangue dello stesso sangue”.Ora dobbiamo salutarci. Io devo salutarvi. Spero che abbiate capito quel che ho cercato sempre di farvi comprendere: NON RINUNCIATE MAI, per nessun motivo, sotto qualsiasi pressione, AD ESSERE VOI STESSI. Siate sempre padroni del vostro senso critico, e niente potrà farvi sottomettere. Vi auguro che nessuno mai possa plagiarvi o “addomesticare” come vorrebbe. Ora le nostre strade si dividono. Io riprendo il mio consueto viottolo pieno di gioie e di tante mortificazioni, di parole e di fatti, un viottolo che sembra identico e non lo è mai. Voi proseguite e la vostra strada è ampia, immensa, luminosa. E' vero che mi dispiace non essere con voi, brontolando, bestemmiando, imprecando; ma solo perché vorrei essere al vostro fianco per darvi una mano al momento necessario. D'altra parte voi non ne avete bisogno. Siete capaci di camminare da soli a testa alta, PERCHE' NESSUNO DI VOI E' INCAPACE DI FARLO. Ricordatevi che mai nessuno potrà bloccarvi se voi non lo volete, nessuno potrà mai distruggervi, SE VOI NON LO VOLETE. Perciò avanti serenamente, allegramente, con quel macinino del vostro cervello SEMPRE in funzione; con l'affetto verso tutte le cose e gli animali e le genti che è gia in voi e che deve sempre rimanere in voi; con onestà, onestà, onestà, e ancora onesta, perché questa è la cosa che manca oggi nel mondo e voi dovete ridarla; e intelligenza, e ancora intelligenza e sempre intelligenza, il che significa prepararsi, il che significa riuscire sempre a comprendere, il che significa riuscire ad amare, e… amore, amore. Se vi posso dare un comando, eccolo: questo io voglio. Realizzate tutto ciò, ed io sarò sempre in voi, con voi. E ricordatevi: io rimango qui, al solito posto. Ma se qualcuno, qualcosa vorrà distruggere la vostra libertà, la vostra generosità, la vostra intelligenza, io sono qui, pronto a lottare con voi, pronto a riprendere il cammino insieme, perché voi siete parte di me, e io di voi. Ciao.

ALBERTO MANZI


LETTA DALL'ATTORE CLAUDIO SANTAMARIA A SANREMO 2014


sabato 15 luglio 2017

Pranzo sul grattacielo: i segreti di una foto cult



Undici operai che consumano il pranzo seduti su una trave sospesa a 250 metri d'altezza... Il 2 ottobre 2017 saranno passati 85 anni da quando questa foto (oggi un "cult") fu stampata sulle pagine del supplemento domenicale del New York Herald Tribune, diventando immagine iconica di un’epoca (la Grande Depressione), della città di New York, ma anche della straordinaria capacità di quegli uomini, nessuno dei quali mostra il minimo segno di disagio.

Come molte immagini simbolo, anche Lunch atop a skyscraper (pranzo su un grattacielo) ha una storia che merita di essere raccontata e dei piccoli segreti.

1. Non conosciamo l'autore. Fino agli anni '50 non era raro che un fotografo non vedesse pubblicato il nome accanto alle sue foto. Ancora oggi, gli storici non sanno se a scattare la foto fu Charles C. Ebbets (il più accreditato) o altri fotografi anche presenti quel giorno, come William Leftwich e Thomas Kelley.

2. Sappiamo dove è stata fatta. A lungo si è creduto che fosse stata scattata sull'Empire State Building, ma non è così: la foto è stata fatta sulle impalcature del Rockefeller Center di New York.

3. È un’immagine positiva. Nel pieno della Grande Depressione, che mise in ginocchio gli Usa producendo la cifra record (per quei tempi) di 15 milioni di disoccupati, mostrare all’America intera una New York in piena espansione produsse un certo ottimismo: "il Paese sta ripartendo!", diceva.

4. Non è un fortunato scatto singolo. Di quel pranzo in cima al grattacielo ci sono molti scatti e da diverse prospettive. Ce n’è persino uno dove si vedono 4 operai usare la trave per il loro riposino quotidiano. Sempre sospesi in aria.

5. Il negativo esiste ancora. Oggi che la riproduzione digitale delle immagini ha fatto passi da gigante, nessuno se ne ricorda più. Ma, volendo, il negativo originale della foto esiste, anche se non in buone condizioni: è conservato nella Iron Mountain, una specie di bunker sotterraneo chiuso al pubblico, appena fuori Pittsburgh (Pennsylvania), insieme a oggetti d'arte, altre fotografie, "pizze" di film, spartiti musicali e documenti governativi da tutto il mondo. Ad ogni modo, l’immagine oggi viene riprodotta a partire da una serie di stampe di alta qualità.

6. Ne conosciamo 2... Il regista Seán Ó Cualáin ha provato a ricostruire la storia di quella foto per il documentario Men at Lunch(2012), ma ha trovato i nomi di soli due degli operai: Joseph Eckner(il terzo da sinistra) e Joe Curtis (terzo da destra). I nomi degli altri sono ignoti e tali forse resteranno: la costruzione del Rockefeller Center ha dato lavoro a circa 40.000 persone, ma non ci sono (o non ci sono più) i registri dei lavoratori che vi presero parte.

7. Cronaca? No, pubblicità. La foto aveva soprattutto una funzione di marketing: mostrare al mondo l’imperiosa costruzione del Rockefeller Center, che ancora oggi è uno dei luoghi simbolo di New York. Per questo erano presenti diversi fotografi, in un "evento" organizzato. Gli operai però sono veri e anche l’altezza lo è: la trave d’acciaio che fa da panchina di fortuna è sospesa al 69esimo piano, sebbene qualche anno fa un articolo del New York Times abbia ipotizzato che sotto la trave c'era un piano già costruito, non visibile nello scatto. Sarà vero? Solo chi era presente quel giorno può dirlo...

FONTE: http://www.focus.it/cultura/curiosita/pranzo-su-un-grattacielo-i-segreti-di-una-foto-cult

sabato 10 giugno 2017

Starsky & Hutch / Star dimenticate

Anni 70,  Paul Michael Glaser e David Soul diventarono i beniamini dello schermo nella serie <Starsky & Hutch>. Due poliziotti in giro per le strade di Los Angeles con una macchina rosso fuoco, alle prese con i cattivi della situazione. Due poliziotti che si equilibravano perfettamente in tutto: l'uno piccolo, moro e riccio, l'altro alto, biondo coi capelli lisci. L'uno istintivo, l'altro razionale.
Purtroppo la vita privata di  P.M.Glaser è stata costellata da forti dolori come quello della moglie prima e della figlia qualche anno dopo, perché avevano contratto, durante una trasfusione, l'HIV.
D. Soul invece ha avuto una vita colma di matrimoni, divorzi e divertimento. Ma la sua immagine si è allargata, per così dire, come quella di chi fa una vita viziosa, diversamente dal collega Glaser che si è mantenuto in forma.





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martedì 30 maggio 2017

L'ottavo Re di Roma


"È uscito dal campo Francesco Totti, campione indimenticabile di valori e sentimenti antichi"
Così diceva l'Espresso dopo la partita di addio del più grande calciatore che la Roma abbia mai avuto. Per quanto mi riguarda sono troppo dispiaciuta del fatto, il mattino seguente mi sono svegliata pensando con un grande vuoto ..."oh my god, non lo vedrò più giocare con la mia squadra!" Ma Francesco, oltre alla sua bravura, alla sua immensa fedeltà alla squadra di cui è stato il capitano per eccellenza, è entrato e rimarrà nei nostri cuori anche per la semplicità del suo animo e per la profondità di pensiero.
FRANCESCO SEI GRANDE
BrusLa
Francesco Totti 2017



sabato 29 aprile 2017

Larung Gar


Queste scatoline che si adagiano sulla montagna non sono scatoline ma le abitazioni di circa cinquantamila monaci buddisti. Curioso no? E coloratissimo!
E' la più grande università buddista del mondo, Larung Gar.





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